Copywriting inclusivo: come farlo senza utilizzare simboli e schwa

by fashionsnobber

In merito a questo argomento sarò piuttosto chiara e concisa. Per quanto mi riguarda il copywriting inclusivo con l’utilizzo di asterischi, chiocciole e schwa (ə) alla fine di una parola maschile o femminile fa ridere i polli. Si, hai capito bene e in questo articolo ti spiego tutti i miei perché. Ma prima è opportuno fare chiarezza su cos’è il linguaggio inclusivo e come può essere fatto senza distruggere la bellezza della nostra lingua, l’italiano.




Cosa è il copywriting inclusivo

Con il termine di copywriting inclusivo si intende la capacità di scrivere testi che rispettano le persone senza contenere espressioni discriminanti o stereotipi di genere. In poche parole è il saper scrivere in italiano corretto senza che una qualsiasi tipologia di persona si senta esclusa.

Ora, come dovresti ben sapere la lingua italiana ha solo due generi, femminile e maschile, e le regole vogliono che quando ci si riferisce ad un insieme di più cose o persone di genere diverso bisogna utilizzare il maschile sovraesteso. Questo è così da ben 6 secoli e francamente non mi pare abbia mai creato problemi psicologici in qualcuno. Un semplice “buongiorno a tutti” lo percepisco rivolto a me, te e gli altri, animali, bot, donne, fantasmi, haters, piante o uomini che siano. Il tutto senza turbarmi o farmi mai nascere qualche dubbio sul fatto che chi l’ha scritto non sia una persona dal pensiero inclusivo.

Eppure, negli ultimi anni a questa parte, siccome bisogna cavalcare l’onda del politicamente corretto a tutti i costi e dell’inclusività in ogni dove perché fa figo, è in trend e ti pulisce la coscienza (anche se poi magari spento internet ti lasci andare a commenti o pensieri categorici, estremisti o peggio, razzisti) sembra sia stato necessario trovare un’alternativa. Un modo per cambiare delle parole italiane e farle diventare senza genere.

Cosa vuol dire?

Che se ad esempio devi scrivere “Benvenuti nel mio blog” bisogna correggere con “Benvenut* nel mio blog“, “Benvenutə nel mio blog” oppure “Benvenut@ nel mio blog“. Ma un “Ti dò il benvenuto nel mio blog” no? Troppo difficile?

Tra parentesi devo ancora capire cos’abbia il buon vecchio a/o o o/a di più brutto rispetto ad un carattere speciale che rompe la parola.

L’uso della schwa

Perché viene utilizzata la schwa.

A trovare questa soluzione pare sia stata una collaboratrice dell’Accademia della Crusca contraria all’uso di asterischi, chiocciole ecc. che ha proposto di avvalersi della schwa alla fine di parole plurali miste. La schwa è una “e” rovesciata (ə) che fa parte dell’Alfabeto Fonetico Internazionale, meglio conosciuto come IPA, alla quale viene attribuito un suono neutro. In questo modo si riuscirebbe a tramutare una parola in modo da utilizzarla per identificare gruppi misti di qualsiasi genere.

Non fraintendermi, tra tutte trovo sia la soluzione più coerente, onesta e soprattutto sensata, ma ciononostante è complessa da usare, pronunciare e scarsamente performante per chi mangia, o vorrebbe mangiare, con il web copywriting.

Ok Lu, e quindi?

Quindi studia meglio l’italiano e usa un linguaggio inclusivo riformulando il concetto, la frase o usando i sinonimi.

Ti dico solo che ne Lo Zingarelli minore versione plus ci sono:

  • oltre 115000 voci e significati;
  • 51000 locuzioni ed esempi;
  • 5460 termini dell’italiano fondamentale;
  • oltre 7000 sinonimi e contrari;
  • 962 schede di sfumature di significato;
  • 200 tavole illustrate…

Come è possibile non trovare un’alternativa che non implichi il prendersi la briga di CORREGGERE una parola italiana corretta. Perché di fatto stiamo parlando di questo. Siamo arrivati al punto di avere da ridire anche sulla nostra lingua. Una lingua che è la storia del nostro Paese, delle nostre tradizioni, usanze e dei nostri bellissimi caratteristici dialetti. Mi spiace ma non riesco ad essere d’accordo pur appoggiando in toto la sensibilizzazione su questo tipo di tematiche sociali.

Come scrivere inclusivo

Scopri come fare copywriting inclusivo senza utilizzare asterischi, chiocciole o schwa.

Fare copywriting inclusivo si può, forse non è facile e tantomeno possibile in ogni circostanza ma ci sono delle possibilità che secondo me vanno prese in considerazione. Cosa che purtroppo i più non fanno per pigrizia. Ma che sarà mai prendersi due minuti in più per riformulare un concetto? Comunque, per cercare di evitare il maschile sovraesteso puoi fare così:

  1. Cambia il punto di vista delle frase, riformulala.
  2. Cambia il soggetto per non usare il participio passato.
  3. Ometti aggettivi, pronomi e sostantivi in modo che il verbo definisca il soggetto.
  4. Usa delle perifrasi.
  5. Usa dei sinonimi. (Non potrei vivere senza Sinonimi e contrari di Zanichelli.)

Insomma trova il tuo modo di scrivere inclusivo, che ti permetterà anche di differenziarti dalla massa, senza distruggere la nostra lingua. Te lo chiedo proprio col cuore in mano.

5 motivi per evitare il copywriting inclusivo utilizzando simboli alla fine della parola

 !  Premessa: se sei una persona estremista, permalosa o che non accetta altri punti di vista non proseguire la lettura perché molto probabilmente alla fine vorrai solo attaccarmi sentenziando la tua verità in tasca che non rispetto l’inclusività o peggio. Quanto affermo di seguito non va assolutamente frainteso in questo modo. E’ il mio punto di vista in difesa della lingua italiana che ha le sue regole e due generi che vanno rispettati come tu pretendi vengano rispettate le persone che leggono.

1. Un carattere speciale non fa di te una persona inclusiva

Dal mio punto di vista, che, sia chiaro, non è legge, utilizzare asterischi, chiocciole e schwa non fa di te una persona inclusiva a priori ma una che non rispetta l’italiano. E, detto tra noi, che neanche sa riformulare la frase per evitare di utilizzare il maschile e femminile che a quanto pare gli sta così tanto sulle scatole.

2. Non conosci il tuo pubblico

A meno che tu non ti rivolga solo a professionisti del settore che conoscono il copywriting inclusivo, deduco che non conosci il tuo target e ancora meno chi sia l’utente medio che popola internet.

Pensaci un attimo, una persona totalmente ignara dell’esistenza del linguaggio inclusivo perché non lavora online, e quindi non gli interessa conoscere operazioni o meccanismi che si celano dietro, secondo te come può capire, leggere, pronunciare quella parola?

Nella vita reale queste parole non vengono utilizzate (ti immagini ad un congresso sentire: “Ciao a tutt asterisco e benvenut chiocciola!“) e chi non fa parte degli addetti ai lavori web giustamente non comprende cosa significhi. Di conseguenza…

3. Abbassi la user experience di una persona

Quando leggiamo il nostro cervello sa riconoscere anche solo visivamente una parola senza analizzarla lettera per lettera e trovandosi davanti un simbolo inesorabilmente spezzi il discorso a chi sta leggendo. Vuoi perché ci si deve soffermare a capire se è un errore di digitazione, un refuso o una parola nuova che non conosce. Questo implica che stai abbassando la sua user experience e molto probabilmente trarrà la sua conclusione più facile. Fai errori di ortografia e manco rileggi i testi prima di pubblicarli. Conseguenza, perdi credibilità e professionalità ai suoi occhi.

E questo ti garantisco che riguarda la maggior parte degli utenti che popola internet. Non sai quante volte ho dovuto spiegare a persone comuni cosa siano quei simboli perché me lo chiedevano non capendone l’utilità né la funzionalità. Una volta spiegato? Tutti mi hanno sempre risposto con “Ma che cagata! Vi piace proprio complicarvi la vita!“. Queste sono le persone reali. Queste sono le persone che incontri tutti i giorni per strada e che, forse, meritano più attenzione di quelle sui social che vivono per cercare solo consensi cavalcando un’onda piuttosto di un’altra.

4. Sono antiestetici e brutti

Visto che online, soprattutto sui social dove tutto è patinato, l’estetica e la grafica hanno il loro gran bel peso, una parola troncata con un simbolo (a patto non sia un logo) è antiestetica e brutta. Dai su, siamo obiettivi “Buongiorno a tutti” contro “Buongiorno a tutt*“, è un pò come “perché” contro “xké“… L’adolescenza l’abbiamo passata da un pezzo.

5. I motori di ricerca non indicizzano i simboli

In ultimo, ma non ultimo perché riguarda il mio lavoro di SEO e web writer, forse ancora non sai che anche i contenuti social possono essere indicizzati sui motori di ricerca. Mi spiace, non sono ancora così intelligenti da sapere che usi il copywrititng inclusivo e i caratteri speciali non li indicizzano. Figurati se prendono in considerazione una parola per loro sbagliata che contiene un simbolo. Vuoi più visite e allo stesso tempo mandare un messaggio inclusivo? Scrivi italiano come mangi, fatti capire da tutti e il tuo messaggio urlalo per intero non attraverso un carattere speciale. Punto.

Il mio copywriting inclusivo

Concludendo posso solo dirti che non mi sento per niente una persona meno inclusiva di altre. Il mio copywrititng inclusivo è basato sul prendere in considerazione tutte le dritte di cui ti ho parlato poco sopra, mi rivolgo in prima persona e vado in ordine alfabetico ogni volta che ci riesco. E poi si, uso a/o oppure o/a e sono fiera della mia lingua che non mi permetterei mai e poi di correggere. Per me non sono le parole ad essere sbagliate ma come vengono usate, in che contesto e in quale tono of voice. Il proprio messaggio di inclusività di genere non c’è bisogno di dimostrarlo con un carattere speciale ma con l’esempio che dai e quello che fai nel quotidiano come persona. Detto questo…

Peace and love splendida creatura senza genere che popola il web.

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