Che mondo sarebbe senza i Ferragnez e gli influencer? Sicuramente meno patinato, ma anche più vivibile. Hanno colonizzato social, TV e con il loro esercito di colleghi e imitatori hanno trasformato ogni angolo della nostra vita in un feed social infinito. Se c’è una cosa che possiamo ammettere senza mezzi termini è che sono diventati un po’ come quella zia invadente alle feste di famiglia: fastidiosamente onnipresente e sempre pronta a farsi notare. Ammettiamolo, ci hanno stufato, e proprio per questo, con un pò di ironia e una buona dose di provocazione, ti spiego perché i Ferragnez e gli influencer ci hanno rotto i coglioni e per cui, forse, sarebbe il caso di smettere di idolatrarli.
10 motivi per cui Ferragnez e influencer ci hanno ufficialmente rotto

Amazon
1. Gli influencer hanno un’opinione su tutto (anche quando non serve)
Clima, politica, economia, parità di genere e pure il latte d’avena passando per i benefici dell’acqua detox. C’è qualcosa su cui non abbiano un’opinione? Il problema non è tanto che parlino, ma che spesso sembra che lo facciano solo per “esserci”. Gli influencer, capitanati dai Ferragnez, non perdono occasione per dire la loro. Peccato che, spesso, siano opinioni riciclate da Google o prese da qualche articolo letto di fretta. Chiara fa la “paladina delle donne” postando didascalie femministe tra una sponsorizzazione di Dior e una borsa da 20mila euro, mentre Fedez combatte battaglie sociali alla guida di una Lamborghini e una Ferrari. L’ipocrisia a chilometro zero non si batte ma, niente panico, è solo un gioco di equilibrismi: salvare il mondo senza rinunciare ai lussi. Un ossimoro che sta stancando. Anche perché chi prova a salvare il mondo davvero solitamente lo fa in silenzio e non ha bisogno dell’approvazione altrui.
2. La perfezione irritante
La casa è sempre immacolata, i figli vestiti da mini-modelli, e persino il cane o il gatto di turno sembrano appena usciti da un salone di bellezza. Ogni cosa sembra provenire da un set cinematografico di Hollywood, scusa, di Milano, dalla colazione con avocado toast alle scarpe immacolate durante una passeggiata sotto la pioggia (ma come fanno?). Fortunatamente noi sappiamo che la vita reale non è così: ci sono i calzini sparsi sul pavimento, i capelli sporchi, le bollette da pagare sul tavolo e le litigate per chi deve buttare la spazzatura. Abbiamo un lavandino pieno di piatti e ci sentiamo perennemente dei falliti. Loro, però, no. Non esiste questo tipo di realtà nei loro feed. Solo luci perfette e sorrisi smaglianti. Che palle!
3. Il Drama in diretta mondiale
Un tempo litigi e scazzi di coppia restavano privati (come è giusto che siano). Ora sono materiale indispensabile per le Instagram Stories. Un esempio su tutti? I Ferragnez che condividono ogni problema della loro relazione come fosse un episodio di una serie TV, ops! Lo è! E noi lì, spettatori di questa soap opera digitale (molto spesso involontari perché ce li propinano ovunque anche se non li seguiamo), che sa di strategia di marketing, mentre vorremmo solo premere “mute” e tornare a vivere la nostra vita in santa pace. Ma no, perché la prossima settimana ci sarà un’altra crisi con tanto di pianti drammatizzati a colpi di “Errore di comunicazione“, tradimenti e segreti violati solo dal gossipparo di turno Fabrizio Corona. Il Gossip Girl italiano per eccellenza. Ma più cattivo e subdolo che dovrebbe guardarsi nel suo di armadio invece di sputare su quello degli altri. Eddai fatteli du cazzi tuoi che noi campiamo lo stesso.
4. Il product placement non stop degli influencer
“Buongiorno a tutti, oggi voglio parlarvi di questo prodotto fantastico che mi ha cambiato la vita!” Ecco il mantra dell’influencer medio che ormai sembra vivere solo per piazzare pubblicità. Non c’è un momento o un argomento della loro vita che non sia sponsorizzato o sponsorizzabile. Tutto è un annuncio, e tutto sembra avere un hashtag pronto all’uso. Il problema non è tanto la pubblicità in sé (poverini, devono pur guadagnare) ma il modo in cui cercano di farcela sembrare autentica. Ma ci crediamo davvero che un biscotto o una crema abbiano rivoluzionato la loro esistenza? No, perché ieri amavano un’altra marca e la settimana scorsa promuovevano quella opposta. Però la loro faccia continua a spuntare ovunque e non c’è un momento in cui non siano intenti a venderci qualcosa, no, neanche quando fingono di rilassarsi. Il problema? Tutto è perfettamente studiato per sembrare genuino ma di autentico c’è solo il bonifico in arrivo per quel 5% di incasso su ogni prodotto venduto.
5. L’estetica dell’inutilità
Un tempo andare al bar significava prendere un caffè. Ora è diventato un evento da Instagram. Serve l’outfit perfetto, la foto della tazzina con lo sfondo giusto e magari anche una caption pseudo-poetica sul senso della vita. Fare una passeggiata? Non sia mai senza un outfit coordinato, uno scatto in posa plastica e un filtro che fa sembrare il cielo più blu di quanto non sia mai stato. Per rappresentare cosa, esattamente? Niente, il vuoto cosmico di chi vive per creare un’immagine artefatta di sé. Tutto è un set fotografico per mettersi in mostra, e noi, poveri mortali, che ci mettiamo i primi jeans scoloriti che troviamo nell’armadio con le sneakers vecchie ci sentiamo fuori posto e sembriamo dei trogloditi accanto alla loro perfezione social.
6. Il racconto eterno del nulla
Ogni istante della loro giornata deve essere condiviso e ogni minuto della loro vita diventa un contenuto: il risveglio, il pranzo, il nuovo shampoo provato (sponsorizzato ovviamente), il tramonto che li ispira. Ma chi te l’ha chiesto? Se un tempo il reality show era un appuntamento settimanale in TV, ora è un flusso continuo sui social, dove ogni dettaglio insignificante viene amplificato all’infinito. Fanno sembrare tutto così straordinario che alla fine ci caschiamo pure: siamo così stupidi che continuiamo a guardare come se davvero ci importasse qualcosa della loro giornata “normale”. E più guardiamo, più ci rendiamo conto di quanto il loro quotidiano sia solo il nulla travestito da sogno patinato. In sostanza ci siamo abituati e ridotti a guardare storie più noiose di un tutorial per montare una mensola.
7. La sindrome da esperti di vita degli influencer
Fino a ieri erano esperti di skincare, oggi ci insegnano come gestire l’ansia (mentre noi perdiamo la pazienza), domani ci spiegheranno come fare soldi in tre mosse (ma loro li fanno vendendoci corsi inutili) e tra una settimana ci diranno come risparmiare (dopo che hanno sfoggiato borse da 10.000 euro). Gli influencer si autoproclamano esperti in qualsiasi campo, spaziando dalla cucina al fitness, dalla finanza all’amore. Peccato le loro perle di saggezza siano solo un mix di banalità e frasi motivazionali prese da Pinterest che ti danno consigli di vita che suonano come slogan da biscotti della fortuna. E noi, cercatori di risposte serie, ci troviamo a seguire consigli di gente che probabilmente si fa scrivere i contenuti dal team marketing. La verità? Di concreto non c’è nulla, è solo aria fritta per acchiappa citrulli. E finché ci saranno citrulli fanno bene a spennarli.
8. I filtri della vita
In ogni foto, story o video si mostrano con pelle liscia, luci perfette, colori mozzafiato e vibranti. La loro vita è un filtro continuo, un universo parallelo dove tutto è sempre bellissimo. Ma la realtà dov’è? Le rughe, i capelli fuori posto, il disordine anche nelle piccole cose che c’è nella realtà? Ci vendono un sogno artificiale, un’immagine che non esiste, e il risultato è che ci ritroviamo a confrontare le nostre vite vere con una finzione ben confezionata e standard irraggiungibili. Siamo umani, non avatar, eppure, l’unica cosa che riescono veramente a fare bene è farci sentire sempre inadeguati. I filtri non servono solo a coprire i difetti ma a creare un mondo parallelo: una perfezione tossica che ci fa sentire “non abbastanza”. Stanno rovinando tutta la bellezza naturale delle future generazioni. Uno schifo.
9. La gara della felicità
Sorridono sempre, brindano sempre, viaggiano sempre. Sembra che la loro vita sia un campionato di felicità: chi posta la foto più gioiosa vince. Non si sa quale premio però. Ma è davvero così? O dietro a quei contenuti perfetti c’è una realtà fatta di stress, ansia, frustrazioni, insicurezze, momenti di noia, stress e insoddisfazioni che, ovviamente, non vedremo mai? E’ solo una mera competizione per chi può mostrare più felicità fake? Noi, nel frattempo, ci alziamo ogni mattina con la sveglia che ci urla dietro, il caffè bruciato e il traffico. La loro esistenza patinata ci fa solo venire voglia di disinstallare Instagram (ma magari!) e rifugiarci in una grotta. Questa ossessione per apparire sempre felici è velenosa, per loro e per noi.
10. L’illusione di essere come noi
“Ragazzi, siamo persone normali, proprio come voi!” Certo, come no. Perché noi tutti passiamo le vacanze su yacht di lusso, riceviamo regali da brand che costano come una rata del mutuo e viviamo in case che sembrano uscite da una rivista di design. Continuano a raccontarci che sono “gente normale” che “cel’ha fatta” ma vivono in un mondo che è tutto tranne che ordinario. Questa narrazione e il loro continuo tentativo di sembrare “uno/a di noi” è un insulto alla nostra intelligenza (sappiamo bene che vivono in un mondo completamente diverso dal nostro) e, soprattutto, alla nostra realtà fatta di bollette, spesa al discount e ferie, se va bene, a chilometro zero. Le persone che “ce l’hanno fatta” sono ben altre, con altri valori, altre immagini, altri scopi. E soprattutto ci danno altri esempi di vita. Di tutt’altro spessore aggiungerei.
Considerazioni finali
Non fraintendermi, non odiamo i Ferragnez e gli influencer, ma siamo stanchi di loro e di essere presi in giro. Sono ovunque, in ogni momento, e ci vendono un’idea di vita che non è solo irraggiungibile, ma anche artificiale. Per quanto cerchiamo di ignorarli continuano a monopolizzare il nostro feed. La loro vita perfetta, il marketing mascherato da spontaneità, le opinioni preconfezionate: tutto è costruito per farci sentire coinvolti, ma alla fine siamo solo spettatori di una finzione ben confezionata. Come quel Pandoro con lo zucchero rosa.
Fatto sta che li critichiamo, li prendiamo in giro, ma alla fine continuiamo a guardarli in un misto di ammirazione e frustrazione senza poterne fare a meno. Ma forse è proprio questo il trucco: essere così irritanti da restare impressi. Bravi, missione compiuta. Io, intanto, continuo a sognare un feed in cui tutti voi siete eclissati pieno solo di gattini e meme divertenti.
Infine vuoi sapere se c’è una soluzione? Semplice: defollowarli. Basta regalare tempo ed engagement a chi non aggiunge nulla alla nostra vita. Iniziamo a seguire solo chi ci ispira davvero, chi ci insegna qualcosa, chi ci è simpatico e non ha bisogno di filtri per essere interessante.
Il vero lusso, oggi, non è vivere come gli influencer, ma scegliere chi merita la nostra attenzione.
Forse è arrivato il momento di premere “unfollow”, disinstallare qualche social, scrollare un pò di meno e tornare a vivere senza filtri, senza hashtag e senza pubblicità. Che ne dici?