Immagina di aprire il manga di Sailor Moon sapendo già quello che stai per leggere. La storia, i personaggi e i colori. Poi qualcuno ti fa notare quello che Sailor Pluto indossa in una splash page e vedi che è il vestito di Chanel indossato da Naomi Campbell nel 1992. Improvvisamente ti accorgi che stai guardando completamente un’altra cosa. Naoko Takeuchi non è solo una fantastica autrice di manga ma anche un’appassionata vera dell’alta moda nel senso più serio del termine. Qualcuno che studia le sfilate, riconosce un designer dalla silhouette e sa leggere un abito come un testo. Tutto questo lo ha travasato dentro Sailor Moon in modo così preciso che, trent’anni dopo, i fan ancora scoprono riferimenti nuovi affiancando pagine del manga a fotografie degli archivi di moda anni ’90. Non è ispirazione vaga, è qualcosa di più deliberato e in quest’articolo voglio sia mostrarti che raccontarti ogni nesso che ho trovato tra il manga di Sailor Moon e l’alta moda.
Prima di tutto: il contesto
Gli anni in cui la Takeuchi scrive e disegna Sailor Moon, precisamente dal 1991 al 1997, sono gli anni d’oro dell’haute couture europea. Parigi e Milano dominano, le supermodelle sono ovunque e in Giappone c’è una fascia di pubblico medio-alto che guarda all’Europa con un’attenzione quasi ossessiva. Takeuchi fa parte di quella generazione, possiede una Ferrari F512 e sa esattamente cosa vuol dire avere un gusto preciso e coltivarlo.
Quando si siede al tavolo a disegnare i personaggi tiene a portata di mano cataloghi di sfilate e tante riviste. Non per copiare, o almeno, non solo, ma per costruire un linguaggio visivo che dica qualcosa su chi sono quei personaggi prima ancora che aprano bocca. Nei suoi artbook dissemina note a margine ed una in particolare è rimasta famosa riferendosi all’abito di Setsuna Meiou, Sailor Pluto, in cui scrive qualcosa di inequivocabile. Ossia che i vestiti di Setsuna sono quelli che indossava la supermodella Naomi Campbell e che lei ama le supermodelle. Punto. Non c’è alcuna ambiguità, è una dichiarazione d’intenti.
La grammatica nascosta: eroine in Dior e cattive in Mugler
Non appena inizi a guardare il manga con questo punto di vista in cui Sailor Moon incontra l’alta moda capisci il pattern che emerge ed è troppo coerente per essere casuale.
Le protagoniste (Guerriere Sailor e principesse), indossano case di moda che comunicano grazia, struttura e nobiltà come Dior, Chanel e Versace. Le antagoniste, invece, quasi senza eccezione vestono Thierry Mugler e se conosci Mugler sai già perché. I suoi abiti degli anni ’90 erano costruzioni teatrali, architetture per il corpo umano che oscillavano tra la dea guerriera e la villain cosmica con silhouette impossibili, dettagli esagerati e un’estetica che non lascia indifferenti.
Takeuchi ha usato questo come codice. Non c’è bisogno che un personaggio ti spieghi chi è perché te lo dice il designer che indossa.
Sailor Moon e l’alta moda: il vestito della Principessa Serenity ha un nome

L’abito “Il Palladio” di Christian Dior & Princess Serenity by Naoko Takeuchi
Partiamo dall’esempio più documentato, quello che in pratica ha aperto questa conversazione al grande pubblico.
La Principessa Serenity (Usagi Tsukino nella sua forma umana), il cuore sentimentale di tutto il manga, indossa un abito bianco con ricami dorati. Se hai letto Sailor Moon lo riconosci subito. Quello che forse non sai è che quell’abito ha un nome preciso: si chiama “Il Palladio” (per l’esattezza “Palladium Dress“) ed è uscito dalla Maison Christian Dior nella collezione Primavera-Estate 1992, disegnato sotto la direzione di Gianfranco Ferré. Il nome viene dalle colonne palladiane dell’architettura greco-romana e l’abito stesso è costruito come una colonna ionica. Verticale, monumentale e luminoso.

L’abito “Il Palladio” di Christian Dior & le colonne palladiane a cui si ispira
Takeuchi lo riconosce, lo sceglie, lo veste addosso alla sua principessa lunare e poi ci aggiunge un fiocco lungo sulla schiena che nell’originale non c’era. Prende qualcosa di reale e lo trasforma ma il punto di partenza è documentato, identificabile e concreto.
Non è un’influenza generica, è un singolo abito, una singola stagione e un singolo momento della storia della moda.
Successivamente troviamo quest’abito modificato in altre tavole del manga per vestire la Neo-Queen Serenity dove il fiocco sul retro si ingrandisce a formare una sorta di ali prendendo ispirazione dall’abito “Angelo d’Oro” del 1987 realizzato dello stilista romano Roberto Capucci.

Neo-Queen Serenity by Naoko Takeuchi & l’abito “Angelo d’Oro” del 1987 di Roberto Capucci
Setsuna Meiou e il vestito di Chanel

Setsuna Meiou & Christy Turlington
Setsuna Meiou (Sailor Pluto) è probabilmente il personaggio adulto più enigmatico dell’intero manga. La guardiana della Porta del Tempo, distante e quasi inarrivabile è il tipo di personaggio che non ha bisogno di spiegarsi.
Nell’artbook originale, il Pretty Soldier Sailor Moon Original Picture Collection Vol. III, appare in un abito Chanel della collezione Primavera-Estate 1992. Un tubino nero in crêpe di seta coperto di catene dorate barocche. Quello stesso abito, in quello stesso anno, lo avevano indossato Christy Turlington in passerella e Naomi Campbell. Penélope Cruz lo ha indossato nel 2009 e più recentemente Lily-Rose Depp al Met Gala del 2019.
Takeuchi lo sapeva, lo scrive lei stessa nell’artbook e la scelta non è casuale perché un abito che comunica lusso senza sforzo, eleganza che non si giustifica, appartenenza a un mondo che esiste da prima di te e continuerà dopo è perfetto per chi custodisce il confine tra presente e eternità.

Naomi Campbell, Penélope Cruz & Lily-Rose Depp.
Koan e il Mugler che si riconosce a colpo d’occhio

Koan by Naoko Takeuchi & sfilata Thierry Mugler autunno inverno 1992
Se Princess Serenity e Sailor Pluto vestono luce e mistero, Koan (nell’anime italiano Kermesite), una delle 4 Sorelle Spettro antagonista dell’arco del Clan della Luna Nera, veste qualcosa di completamente diverso.
Il suo outfit è ripreso dalla collezione Autunno-Inverno del 1992 di Thierry Mugler con un body trasparente, cuciture che ricordano le vene e un tutù di piume nere stratificate. Chi ricorda quella collezione lo nota immediatamente appena il personaggio entra in scena. In questo caso la Takeuchi non ha reinterpretato liberamente ma ha riprodotto la struttura dell’abito con una fedeltà che lascia poco spazio all’interpretazione. E ha anche aggiunto qualcosa: una corsage di rose al collo, che nell’anime degli anni ’90 sparisce ma viene reintrodotto in Sailor Moon Crystal. Quel tipo di attenzione al dettaglio non si improvvisa.
Queen Beryl, Calaveras e gli altri cattivi: un catalogo di villain in alta moda
Ovviamente Koan non è l’unica antagonista con un guardaroba da archivio di moda.

Regina Beryl by Naoko Takeuchi & gli abiti della collezione Thierry Mugler del 1992
La Regina Beryl, o Berillia nell’anime italiano (la grande antagonista della prima saga per intenderci), porta un abito viola profondo con una scollatura a forma di corna. Ecco, quella scollatura drammatica e scultorea è riconducibile alla collezione autunno-inverno di Mugler del 1992, in particolare ad un abito argentato presentato in quella stagione. È il tipo di neckline che non si vede da nessun’altra parte, architettonico, quasi minaccioso e perfetto per qualcuno che vuole la distruzione delle Guerriere Sailor.

Personaggi del Dark Kingdom by Naoko Takeuchi & sfilata Mugler autunno inverno 1986
A loro volta, i personaggi dell’organizzazione malvagia guidata dalla Regina Beryl nella prima stagione di Sailor Moon, il Dark Kingdom (Regno delle Tenebre), vestivano con completi ispirati alla collezione autunno-inverno 1986 di Mugler.

Calaveras by Naoko Takeuchi & sfilata Christian Lacroix autunno inverno 1992
Calaveras (Kalaberite nell’anime italiano), un’altra delle 4 Sorelle Spettro, veste invece un corsetto dorato con gonna corta e un grande fiocco. Un pezzo ben riconducibile alla collezione Autunno-Inverno 1992 di Christian Lacroix. Stilista che in quegli anni era il maestro dell’eccesso elegante e del colore portato al limite senza perdere struttura. La Takeuchi lo sceglie per un personaggio che è esattamente questo, eccessivo, vistoso e letale.

Berthier by Naoko Takeuchi & sfilata Versace autunno inverno 1991
Berthier (nell’anime italiano Bertierite), penultima delle 4 Sorelle Spettro della Luna Nera, indossa un body con lo scollo identico ad un abito lungo nero presentato durante la sfilata della collezione autunno-inverno di Versace nel 1991.

Petz by Naoko Takeuchi & abito Emanuel Ungaro 1992
Petz (Pezzite nell’anime italiano), ultima delle 4 Sorelle Spettro, ha un mini abito in cui la parte superiore è palesemente quella di un abito di Emanuel Ungaro del 1992.
Le Guerriere del sistema solare esterno e Versace
Le Guerriere esterne Sailor Uranus, Sailor Neptune, Sailor Pluto e Sailor Saturn hanno in comune una cosa rispetto a quelle del sistema solare interno (Sailor Moon, Mercucy, Jupiter e Venus). Sono più enigmatiche, più potenti e vestono meglio delle altre. Non è un giudizio puramente estetico ma una scelta narrativa precisa di Naoko Takeuchi.

Sfilata primavera estate Versace 1993, Michiru & Haruka by Naoko Takeuchi, sfilata autunno inverno Versace 1993.
Sailor Uranus (Haruka Ten’ou) e Sailor Neptune (Michiru Kaiou), in particolare, appaiono in abiti riconducibili a collezioni di Versace del 1993. Non la stessa collezione però, infatti Urano da una stagione autunno-inverno con un registro più romantico e Nettuno da una primavera-estate con qualcosa di più sensuale. Due personaggi che condividono un destino ma hanno caratteri distinti e i designer scelti per loro riflettono esattamente questa distinzione.

Hotaru by Naoko Takeuchi & sfilata Thierry Mugler autunno inverno 1992.
Infine Sailor Saturn (Hotaru nella sua forma umana), che è la più oscura tra tutte le eroine, porta look ispirati a Mugler. L’unica Guerriera “buona” a vestire il designer delle antagoniste. Non è un errore, Saturno è la Guerriera della distruzione, l’unica con poteri abbastanza devastanti da mettere fine a interi pianeti se necessario e il fatto che i suoi abiti strizzino l’occhio al guardaroba delle cattive dice qualcosa sul personaggio che nessuna didascalia potrebbe dire con la stessa economia.
Black Lady e la pubblicità di YSL con Kate Moss

Black Lady by Naoko Takeuchi & pubblicità OPIUM di YSL con Kate Moss del 1991
L’episodio forse più sorprendente tra Sailor Moon e l’alta moda, perché non riguarda una sfilata ma una campagna pubblicitaria, è quello di Black Lady.
Naoko Takeuchi prende una réclame del profumo Opium di Yves Saint Laurent del 1991, in cui appare Kate Moss, e la usa come base per costruire l’outfit della versione adulta e corrotta di Chibiusa. Mantiene i colori scuri, lo spacco laterale e l’atmosfera ma cambia la parte superiore. Poi, nella stessa pubblicazione, ridisegna l’intera immagine della campagna mettendo Black Lady al posto di Kate Moss. È un gesto diverso dagli altri perché non è un abito preso da una sfilata ma un’immagine ricostruita, quasi un appropriation art ante litteram. Takeuchi non cita la moda, ci entra dentro e la riscrive con i propri personaggi.
Sailor Moon oltre l’alta moda: Mucha, l’Art Nouveau e riferimenti persino a Klimt

Illustrazione di Naoko Takeuchi & “Étoile du Matin” di Alphonse Mucha
Se tutto questo ti sembra già molto considera che i riferimenti non si fermano all’abbigliamento ma vanno ben oltre.

Sailor Moon by Naoko Takeuchi & “Reverie” di Alphonse Mucha
Nei suoi artbook Naoko Takeuchi cita esplicitamente Alphonse Mucha (il maestro dell’Art Nouveau ceco) come ispirazione per diverse illustrazioni. Una close-up di Sailor Moon è dichiaratamente ispirata a “Étoile du Matin” di Mucha. Un abito ricamato portato da Sailor Moon in una scena di rapimento riprende la composizione di “Reverie“. Esiste persino un intero set di card ispirato alle serie “Les Heures du Jour” e “Les Pierres Précieuses” sempre di Mucha.

“Les Pierres Precieuses” di Alphonse Mucha & le illustrazioni ispirate delle Guerriere Sailor
Quando ha sviluppato il film spin-off con la Regina della Neve Kaguya, Takeuchi era appena tornata da un’incursione negli antiquari e quella visita si vede nella direzione artistica tutta Art Nouveau e Art Déco.
Prima di lasciarti però non posso certo non mostrarti questa illustrazione di Usagi e Mamoru ispirata dal famosissimo dipinto “Il Bacio” di Gustav Klimt.

Illustrazione di Naoko Takeuchi & “Il Bacio” di Gustav Klimt
Perché tutto questo conta
Sailor Moon non è solo un manga shojo su ragazze che salvano il mondo, è un’opera visiva stratificata costruita da qualcuno che sapeva esattamente cosa stava facendo e che ha usato il linguaggio della moda come sistema di significati preciso quanto una didascalia, ma molto più elegante.
Ogni scelta di designer racconta qualcosa. Dior per la principessa lunare dice eredità, struttura e una bellezza che ha radici nell’antichità. Chanel per la Guardiana del Tempo dice inaccessibilità e lusso che non si spiega. Mugler per le cattive dice potere che non chiede permesso. Versace per Neptune e Uranus dice sensualità adulta e amore che non si nasconde.
Il fatto che tutto questo sia rimasto “nascosto” per anni in cui generazioni di lettori hanno amato quei personaggi senza sapere da dove venivano i loro abiti dice qualcosa di fondamentale su come funziona il buon visual storytelling. Cioè che non si mostra, si sente.
Da allora possiamo dire che al momento il cerchio tra Sailor Moon e l’alta moda si è chiuso nel 2023, quando Jimmy Choo ha collaborato ufficialmente con Naoko Takeuchi per una capsule collection ispirata alle Guerriere Sailor. La moda che aveva ispirato il manga è diventata moda a sua volta, trent’anni dopo. Alcune storie hanno questo tipo di logica interna e fortunatamente sono progettate per durare.