Viviamo nell’era del politicamente corretto dove ogni gesto, idea o parola deve passare attraverso il filtro di una sensibilità esasperata ed ipocrita. Il mondo sembra piegarsi sotto il peso di una nuova forma di censura mascherata da nobili intenzioni di inclusività e rispetto per l’altro. Ma siamo davvero certi che questo clima asfissiante in cui ogni discorso pubblico viene sterilizzato per non urtare le cosiddette “minoranze”, o i gruppi offesi di turno, stia portando benefici reali alla società? O stiamo, piuttosto, creando un sistema in cui dissenso e pensiero critico vengono imbavagliati, strangolati e sostituiti da un conformismo insopportabile?
Il politicamente corretto a tutti i costi è un argomento che divide le opinioni come pochi altri. C’è chi lo difende con zelo religioso e chi, come me, lo deride considerandolo una stronzata colossale. In questo articolo ho deciso di esplorare questa controversia cercando di stimolare le opinioni al confronto e far capire perché lo vedo come un’invenzione degna del Cirque du Soleil.
Il politicamente corretto a tutti i costi: da idea lodevole a caricatura grottesca

Il politicamente corretto nasce con un obiettivo comprensibile e, in qualche misura, lodevole, combattere discriminazioni e stereotipi negativi. Tuttavia questa idea, come ogni utopia, è stata deformata e radicalizzata fino a diventare una caricatura grottesca. Non si tratta più di evitare insulti o di favorire il rispetto reciproco. No, siamo passati a un livello completamente diverso. Ora tutto è motivo di offesa e tutto può essere interpretato come una mancanza di rispetto. Non è più possibile fare battute, esprimere opinioni forti o addirittura raccontare la storia senza che qualcuno sollevi il dito accusando chiunque osi parlare di “non essere sensibile” o di “offendere” un gruppo di persone.
Il martirio delle parole proibite
Chicchessia osi pronunciare una parola o una frase fuori da quello che viene considerato “corretto” viene immediatamente marchiato come un eretico della lingua. Non si tratta sempre di insulti palesemente offensivi o discriminanti ma anche di parole innocenti come ad esempio “ragazzino” o “vecchio amico“.
Il termine “ragazzino” è stato bollato come sessista perché contiene il diminutivo “-ino,” suggerendo erroneamente che i maschi sono inferiori alle femmine. Così come l’uso dell’espressione “vecchio amico” è considerata etàista, poiché suggerisce che l’anzianità sia associata a un certo tipo di amicizia. Quindi la prossima volta che vuoi riferirti ad una tua amicizia di vecchia data fai attenzione a non offendere nessuno!
La censura della creatività e del dibattito: ironia e umorismo in pericolo
Ogni parola viene soppesata come se fosse una bomba pronta ad esplodere. Comici vengono censurati, artisti criticati, scrittori messi all’indice per aver osato affrontare temi scottanti. E così ci ritroviamo immersi in un contesto in cui la satira è spenta, la cultura è deprivata del suo spirito più genuino e provocatorio, e il dibattito pubblico si trasforma in una palude di frasi preconfezionate dove si parla tanto ma si dice poco. Nessuno osa più uscire dai ranghi per paura di essere additato come “intollerante”, “retrogrado” o, peggio ancora, “razzista”.
L’ironia e l’umorismo sono due delle vittime più ovvie del politicamente corretto a tutti i costi. Comici di tutto il mondo si ritrovano costantemente a censurare le loro battute per evitare di offendere qualcuno. Anche il più innocente dei giochi di parole può scatenare una tempesta di indignazione su X. Il risultato? Un’industria dell’umorismo che è costretta a danzare sulla punta di spilli cercando disperatamente di non toccare la sensibilità altrui. Tutto questo mette in discussione la libertà degli artisti di esprimere le proprie opinioni attraverso l’umorismo e limita il dialogo su temi sensibili.
Il pensiero unico: una minaccia alla libertà di opinione
Questa deriva del politicamente corretto è pericolosa non solo perché soffoca la creatività e la libertà di espressione, ma perché crea una società di automi. Siamo costretti a pensarla tutti allo stesso modo aderendo a un pensiero unico che non tollera deviazioni. Qualsiasi critica al sistema viene immediatamente bollata come retrograda. Qualsiasi sfumatura di opinione, non in linea con la narrazione dominante, viene stroncata senza appello. Persino la scienza e la storia non sono immuni ma devono essere riscritte, purgate da tutto ciò che potrebbe risultare offensivo per qualcuno.
Pensiamo alla riscrittura dei libri classici per renderli “adatti” alle sensibilità moderne. Mark Twain, Roald Dahl e altri giganti della letteratura sono stati modificati perché le loro opere non corrispondono più agli standard odierni. Per me è una follia totale. Cosa sarà il prossimo passo? Bruciare libri in piazza per evitare che qualche povera anima sensibile si senta turbata?
Per non parlare di alcuni film animati Disney. Quando ho sentito che hanno avuto da ridire su alcune scene degli Aristogatti sono scoppiata a ridere. Ci sono cresciuta con quel film, lo so a memoria battuta per battuta e MAI, ribadisco MAI, mi è arrivato il minimo sentore di razzismo o chissà cosa. Per me i problemi li hanno chi ci percepisce il marcio perché evidentemente non li ha affrontati bene con se stesso/a e li sputa fuori svisionandoli ovunque in altri contesti.
La falsa tolleranza e le sue conseguenze
Questa tirannia del non poter dire non crea affatto un mondo migliore. Non elimina le disuguaglianze né favorisce il rispetto reciproco. Al contrario, semina divisioni, frustrazione e ipocrisia. Chi si sente obbligato a parlare con frasi fatte e vuote non diventa automaticamente una persona più empatica o inclusiva. Semplicemente si adegua per evitare ripercussioni. E così, sotto la superficie di questa falsa tolleranza, cresce una rabbia repressa, un rancore sempre più diffuso nei confronti di un sistema che sembra voler controllare ogni aspetto della nostra vita.
Il delirio della microaggressione
Il politicamente corretto ha introdotto il concetto di “microaggressioni” nella nostra vita quotidiana. Ogni volta che diciamo qualcosa che potrebbe essere interpretato in modo negativo da qualcuno siamo colpevoli di infliggere una microaggressione.
Ad esempio, complimentarsi con una persona di colore per i suoi capelli suggerisce che i capelli di una persona di colore sono diversi da quelli di una persona bianca. Inoltre chiedere a un amico gay se ha una fidanzata può essere considerato omofobico poiché erroneamente fa pensare che tutti gli uomini gay abbiano interesse anche per le relazioni eterosessuali. Ecco, entrambi gli esempi sono visti come microaggressioni.
In questo modo possiamo passare il resto della vita chiedendo scusa per cose che non avevamo mai pensato fossero offensive. E mentre siamo intenti a scavare nella memoria alla ricerca di microaggressioni passate probabilmente ne stiamo commettendone di nuove senza accorgercene. Il ciclo infinito di scuse non finisce mai.
Il declino dell’umanità
In nome del politicamente corretto a tutti i costi stiamo assistendo al declino dell’umanità. Le persone temono di dire ciò che pensano veramente per paura di essere etichettate come omofobe, razziste, sessiste o chiunque altro finisca nella lista nera del politicamente scorretto. La libertà di espressione è stata sostituita dalla paura di essere impopolari e il risultato è un mondo in cui nessuno può dire nulla senza sentirsi come se camminasse su una corda tesa sopra un burrone.
Per capirci, se ad esempio critichi apertamente una politica di immigrazione potresti essere subito etichettato come razzista o xenofobo anche se le tue preoccupazioni riguardano solo l’applicazione delle leggi. Questo fa sì che molte persone evitino deliberatamente di discutere questioni importanti per paura di essere accusate ingiustamente. Di conseguenza la società perde l’opportunità di un dibattito aperto e costruttivo.
Come non citare anche la palla di dover scrivere con asterischi e simboli per non usare maschile e femminile. Posso scriverlo senza offendere nessuno? Ma andate a cagare!
A tal proposito leggi: “Copywriting inclusivo: come farlo senza utilizzare simboli e schwa“.
(E’ un pò al vetriolo ma se hai retto questo post ce la fai anche con quello.)
Perché il politicamente corretto è la stronzata del millennio
In conclusione può sembrare un tentativo nobilissimo di rendere il mondo un posto migliore ma spesso sfocia nell’assurdità più totale. Un circo di accuse e censure. Non cura le discriminazioni, le esaspera. Non promuove il dialogo, lo zittisce e non crea un mondo più equo, ma più falso. Ed è ora di dire basta. E’ il momento di ridimensionare il nostro zelo politicamente corretto e riprendere il controllo delle nostre parole. Dopotutto la libertà di espressione dovrebbe essere un diritto fondamentale, non un reato. Quindi non aver mai paura di alzare la voce e dire la tua opinione anche se qualcuno la trova politicamente scorretta. Ciò che dovrebbe bastare per promuovere il rispetto e la comprensione tra le persone sono il buon esempio dato con i fatti, il comportamento e l’educazione. Una battuta politically incorrect non ci rende brutte persone ma potrebbe essere proprio ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere in questo mondo sempre più contraddittorio e illogico. Impariamo bene a contestualizzare quello che sentiamo e/o vediamo e prima di puntare il dito ragioniamo (e magari studia meglio l’italiano). Grazie.
Mi viene da aggiungere solo una piccola frase espressa in merito a questo dibattito da Feltri:
“Stiamo facendo la guerra al vocabolario”
(Vittorio Feltri)