Viviamo in un’epoca in cui l’esposizione mediatica non è solo una scelta personale ma spesso un’imposizione che si riversa sui più piccoli inconsapevoli protagonisti di un circo social imbarazzante e inquietante. Gli influencer (categoria ormai allargata a chiunque abbia una connessione internet e una smodata fame di attenzione), o chi si professa tale, sono i nuovi registi di un reality show familiare che si consuma su Instagram, TikTok e affini. Al centro del palcoscenico non ci sono più solo i loro volti filtrati e i loro corpi scolpiti ma ci sono i figli. Bambini sfruttati come merce di scambio per raccogliere like, commenti e contratti pubblicitari. È giunto il momento di dire basta a questo uso smodato di immagini e piccole vite perché i social non sono un luogo adatto per i bambini e i genitori influencer sono tra i principali colpevoli. La questione dei bambini sui social network è una combo che andrebbe trattata con più cura, tutela e soprattutto con maggiore consapevolezza.
Bambini sui social network: vittime inconsapevoli di un narcisismo senza limiti

L’infanzia spettacolarizzata
Nel mondo di oggi la condivisione è diventata un’affezione irresistibile. Condividiamo foto dei nostri pasti, selfie in bagno e perfino screenshot delle conversazioni più banali. Ma c’è una tendenza che sta raggiungendo livelli davvero epici di esagerazione: la condivisione sfrenata della vita dei nostri figli. Sì, hai capito bene, sto parlando di quel fenomeno noto come “overparenting digitale” in cui i genitori condividono e controllano ogni minimo dettaglio della vita dei propri piccoli sui social network.
Perché limitarsi a ricordare l’infanzia dei tuoi figli attraverso gli occhi di un album fotografico privato quando puoi condividerla con il mondo intero? Non c’è niente di più appagante che far sapere a tutti i tuoi “amici” virtuali cosa ha mangiato per colazione, a cosa sta giocando, come fa il bagnetto. E, già che ci siamo, perché non controllare assiduamente cosa scrive, chi contatta e come si comporta?
In un mondo ossessionato dalla condivisione digitale è fondamentale però porsi una domanda:
“Abbiamo davvero bisogno di pubblicare e controllare ogni momento della vita dei nostri figli?”
La risposta, purtroppo, sembra essere sì, nella loro distorta visione del mondo. La vita dei figli viene confezionata, curata nei minimi dettagli, con pose apparentemente casuali ma in realtà studiate ad arte. Tutto è orchestrato per stimolare la reazione del pubblico, tutto è finalizzato alla visibilità. E intanto i diritti fondamentali all’intimità e alla privacy dei minori vengono spazzati via senza troppi scrupoli.
Mi chiedo, non sarebbe invece meglio mantenere alcune cose riservate per consentire loro di scoprire la propria identità e costruire la propria narrazione in modo più autentico?
Il paradosso della privacy
Ironia della sorte molti di questi genitori influencer si ergono a paladini della privacy. Denunciano intrusioni nella loro vita privata e mettono in guardia contro i pericoli del web. Ma come conciliare questa preoccupazione con la continua esposizione dei propri figli a milioni di occhi estranei? Forse dovremmo parlare di un’amnesia selettiva. Da un lato, temono stalker, hacker e chiunque possa mettere in pericolo la propria famiglia. Dall’altro, non esitano a condividere il volto dei propri bambini, i luoghi e le scuole che frequentano, i dettagli più intimi delle loro vite quotidiane.
La verità è che per questi genitori i bambini non sono più soltanto i propri figli ma sono contenuti. Ogni lacrima, ogni sorriso, ogni conquista è materiale da sfruttare per mantenere alta l’attenzione del pubblico e si, diciamolo, per mantenere attivi anche i flussi di denaro. Si assiste così al fenomeno della “sharenting“, un mix perverso tra “sharing” e “parenting“, dove fare il genitore significa condividere tutto, anche ciò che dovrebbe rimanere privato.
Chi tutela questi bambini sui social network?
Le conseguenze di questa esposizione costante potrebbero essere devastanti. Quale impatto psicologico avrà su questi bambini crescere con una presenza costante sui social media? Essere resi pubblici ancor prima di aver compreso il concetto di privacy?
Non possiamo ancora saperlo con certezza ma gli psicologi già lanciano allarmi. Sentirsi costantemente sotto i riflettori potrebbe influenzarne negativamente l’autostima, portare a problemi legati all’immagine corporea, all’ansia sociale e alla mancanza di confini personali.
E mentre i genitori incassano guadagni con le pubblicità nascoste dietro quei teneri video “spontanei” delle merende in famiglia o delle giornate in piscina, i bambini sui social non hanno nessun controllo su ciò che accade alle loro immagini. Il loro consenso? Non pervenuto. E non potrebbero neanche darlo dato che a tre, sei, dodici anni non hanno certo la maturità per comprendere cosa significhi essere esposti a una massa indefinita di persone.
Qui il problema si trasforma in una questione etica gigantesca: chi dà a questi genitori il diritto di esporre i figli così? La risposta è inquietante perché nessuno sembra chiederselo. A parte me e pochi altri.
Tra amore e monetizzazione: un equilibrio precario
I genitori influencer difendono a spada tratta la loro scelta mascherandola dietro a giustificazioni superficiali. Molto spesso mi sono sentita rispondere un: “Lo faccio per amore“, “Voglio solo condividere la nostra felicità“, “È un modo per documentare la crescita dei miei figli“. Peccato che, di fatto, i figli diventano parte integrante di un business. Il confine tra condivisione affettuosa e sfruttamento commerciale è labile ma spesso viene superato senza alcuna consapevolezza. O peggio, con piena cognizione di causa.
Cosa accadrà quando questi bambini cresceranno? Forse si troveranno a confrontarsi con un archivio di immagini e video che documentano ogni momento della loro infanzia, accessibili a chiunque abbia uno smartphone. Saranno in grado di gestire il peso di questa “fama” indesiderata? E soprattutto, saranno in grado di perdonare i propri genitori per averli buttati alla mercé di internet?
Il prezzo della fama
In un mondo sempre più dominato dall’apparenza e dalla necessità di ricevere approvazione altrui, i genitori influencer che ricorrono alla sharenting digitale rappresentano un triste esempio di come l’ossessione per la visibilità possa compromettere la sfera intima e personale delle persone più vulnerabili come i bambini. La loro infanzia non dovrebbe essere uno show, eppure lo è diventata, in nome di un narcisismo travestito da genitorialità moderna.
E’ ora di chiedersi, una volta per tutte, se l’approvazione virtuale valga davvero il sacrificio dell’infanzia di questi bambini sui social network. E forse è anche ora che i genitori smettano di usare i propri figli come escamotage per restare, o sentirsi, rilevanti. Perché una cosa è certa: like e visualizzazioni non potranno mai restituire a quei bambini ciò che hanno perso in termini di privacy, dignità e libertà di essere semplicemente se stessi, lontani dai riflettori.
Perché dovremmo pubblicare meno immagini di bambini sui social network

L’uso dell’immagine dei nostri bambini sui social network solleva diverse preoccupazioni, sia etiche che pratiche, sul perché non dovrebbe essere praticato in modo sconsiderato.
a. Diritti dell’infanzia e privacy
Ogni individuo, compresi i bambini, ha il diritto alla propria dignità e privacy. L’infanzia è una fase preziosa della vita in cui i bambini dovrebbero avere l’opportunità di scoprire il mondo in modo privato e protetto. Tuttavia i genitori 2.0 hanno trasformato questa età delicata in un fenomeno mediatico costante. Dalle prime ecografie ai primi passi, nulla sembra essere troppo sacro per non essere condiviso con il mondo. Questo comporta una grave violazione della privacy dei bambini che non hanno voce in capitolo nella decisione di esporre la loro vita su internet. Pertanto sfruttare l’immagine dei propri figli per fini più o meno finanziari viola i diritti fondamentali dell’infanzia.
b. Mancanza di consenso
I bambini non possono dare il loro consenso informato ad essere coinvolti in attività mediatiche. Questo solleva interrogativi etici sulla possibilità di utilizzare le loro immagini senza il loro consenso. Nel mondo ci sono diversi casi in cui dei figli hanno fatto causa ai loro genitori per questi motivi e, indovina un pò, la legge gli ha dato ragione. Lo so, pensi non ti possa succedere. Beh, te lo auguro, o almeno, spero per te.
c. Cyberbullismo e sicurezza dei minori
Esponendo i bambini sui social network li mettiamo a rischio di cyberbullismo e pedopornografia. La rete è piena di individui poco raccomandabili che possono sfruttare immagini ed informazioni a scopi malintenzionati. È fondamentale proteggere i bambini dalla possibile esposizione a pericoli online che potrebbero avere conseguenze irreparabili sulla loro sicurezza fisica e mentale. Forse non lo sai ma ogni contenuto che butti su internet è facilmente screenshottabile e non hai idea di che giri fa la foto di un minore. Anche dal tuo profilo più privato hai davvero la certezza non ci sia un contatto che sotto sotto fa fare alle tue foto dei giri strani? Io la mano sul fuoco non ce la metterei.
d. L’illusione di una vita perfetta
Le immagini condivise sui social network spesso ritraggono una realtà distorta, ideale, che non rispecchia la vita quotidiana dei bambini. Questo crea una rappresentazione falsa e poco realistica della vita lasciandoli con l’idea che la loro esistenza debba essere costantemente filtrata e condivisa con il mondo. Il risultato? Una generazione di futuri adulti che potrebbero lottare per affrontare le sfide e le delusioni della vita reale perché sono stati cresciuti nell’illusione di una vita perfetta. Per questo è importante mantenere un equilibrio tra vita pubblica e privata.
e. Dipendenza dalla validazione online e impatto sulla vita futura
I genitori influencer spesso sacrificano il tempo di qualità con i loro figli per scattare e pubblicare foto. La ricerca di like e follower può creare una dipendenza emotiva. Il bisogno di validazione attraverso i social network può portare a un grave squilibrio tra il tempo trascorso online e la connessione offline con i propri figli. I bambini hanno bisogno di attenzione, affetto e presenza reale da parte dei loro genitori, non di genitori troppo concentrati sul proprio feed Instagram. Quando i bambini crescono e si rendono conto che la loro infanzia è stata più oggetto di contenuti web che vissuta liberamente potrebbero provare confusione, rabbia o vergogna. Questo potrebbe influenzare negativamente la loro autostima e la loro percezione del valore di privacy.
f. La questionabile etica di collaborazioni e sponsor
Molti genitori influencer collaborano con aziende per sponsorizzare prodotti e servizi. Questo solleva una serie di interrogativi etici. Cosa succede quando questi bambini crescono e si rendono conto che la loro infanzia è stata monetizzata? È giusto sfruttare la vita dei propri figli per guadagnare denaro e prodotti gratuiti? I bambini dovrebbero essere trattati come singoli individui e non come opportunità di business. Inoltre utilizzare le immagini dei bambini sui social network per un qualsiasi motivo può trasmettergli messaggi materialistici sbagliati spingendoli a valutare il successo e l’importanza in base a beni materiali e apparizioni pubbliche invece che su valori più profondi come educazione, etica e felicità.
Con tutto questo non voglio dire che sia vietato o non si possano utilizzare le immagini dei nostri bambini ma dovrebbe essere fatto con grande attenzione e responsabilità. Dobbiamo assolutamente tener conto del benessere e dei loro diritti. È importante conoscere bene e valutare le implicazioni che ci possono essere prima di gettare la loro immagine in pasto ad un pubblico di cui, in fin dei conti, non sappiamo niente.
Consigli e dritte su come pubblicare le immagini dei nostri bambini sui social

In tanti anni di presenza online, ricerche sul tema e confronti con altri genitori sani di mente sono giunta alla conclusione che sia possibile pubblicare abbastanza serenamente delle foto dei nostri figli. Magari evitando anche quei cuoricini o quelle emoticon orrende per, giustamente, coprirne il volto. Ci sono infatti dei piccoli accorgimenti che possiamo mettere in pratica per evitare che una foto venga utilizzata per fotomontaggi, stimoli le idee e le volgarità di soggetti pedofili, porti a contatti o comportamenti da stalker, ecc. Vediamoli insieme:
- Foto di spalle: Una foto di spalle salva da ogni male. Protegge la privacy, cela il volto e lascia poco spazio a qualsiasi brutta immaginazione.
- Pubblicazione in differita: Pubblicare una foto in ritardo rispetto ad età e fisionomia che ha adesso il bambino o la bambina protegge la sua attuale privacy e da contatti di stalker. Infatti una foto di quando aveva 6 anni, mentre ora ne ha 13, rende il soggetto non riconoscibile e non rintracciabile dai malintenzionati.
- Soggetto abbracciato dai genitori: Quando nell’immagine il figlio o la figlia sono abbracciati dai genitori diventa difficile modificare a proprio piacere lo scatto. In questo modo teniamo lontano la possibilità che qualcuno possa utilizzarla per altri scopi.
- Travestimento o camuffamento: Foto in cui i bambini sono completamente travestiti o camuffati in modo che non siano totalmente visibili li tutela in toto. Più facile di così!
Infine vanno categoricamente evitate immagini in cui i bambini sono da soli, nudi (in pannolino o in costume vale come nudi), a bocca aperta, a gambe aperte ed in qualsiasi posa più o meno succinta. Immagini del genere infatti sono facilmente ritoccabili e utilizzabili per stimolare chi ha brutte intenzioni. Vengono salvate, a volte modificate e fatte girare tutte nel dark web. E’ un dato di fatto, tutti lo sanno ma nessuno ne parla abbastanza.
Pensa che ci sono finite pure quelle dei tanto amati/odiati figli dei Ferragnez (che vabbè, loro li hanno proprio regalati i figli ai brutti ceffi) e pure quelle dei reali inglesi che invece stanno ben attenti a come, cosa e quando pubblicarli. Insomma, è giunto il momento di ripensare la nostra relazione con questi mezzi digitali e proteggere la privacy e la sicurezza dei nostri bambini. Facciamoli essere liberi di crescere lontano da occhi indiscreti e con la consapevolezza che il loro valore va ben oltre il mero numero di like su una foto.