Qualche settimana fa un’amica mi ha scritto nel panico perché il suo sito, quello su cui aveva lavorato per anni, non esisteva più e al suo posto è apparso un sito di gambling. Non aveva subito un attacco hacker e non aveva fatto niente di grave se non aver solo dimenticato di rinnovare il dominio. E’ bastato circa un mese di distrazione tra lavoro e vita normale per ritrovarsi il suo indirizzo web diventato terra di nessuno. Se gestisci un sito, un blog o un negozio online questa storia dovrebbe farti venire un brivido perché può succedere a chiunque e la parte più interessante, quella che voglio raccontarti oggi, è proprio cosa succede quando un dominio scade perché ha una sequenza precisa con delle regole e conoscerla ti salva tempo, soldi e soprattutto nervi.
Cosa succede davvero quando un dominio scade
Un dominio non sparisce nel momento esatto in cui smetti di pagarlo. Attraversa delle fasi, una dopo l’altra, con tempistiche che variano leggermente in base al registrar e all’estensione ma il meccanismo di fondo è sempre lo stesso.
Il periodo di grazia
È la prima fase, quella che dura circa 0-45 giorni dopo la scadenza. Il sito smette di funzionare, di solito appare una pagina di errore o una pagina parcheggiata dal registrar. Ma tu, il proprietario originale, puoi ancora rinnovarlo, magari con una piccola penale ma puoi e sei ancora in tempo.
Il periodo di riscatto
Se il periodo di grazia passa senza che tu faccia niente il dominio entra in una fase più delicata. Circa 30 giorni in cui il dominio è sospeso del tutto. Puoi ancora recuperarlo ma il costo sale parecchio ed è qui che molte persone si rendono conto per la prima volta di aver perso qualcosa di importante.
L’eliminazione in sospeso
Ultima fase che dura circa 5 giorni. È l’anticamera del rilascio pubblico dopo il quale chiunque può registrare il tuo vecchio dominio. Chiunque.
Se te ne accorgi dopo un paio di settimane quasi sicuramente è ancora nella prima o nella seconda fase e c’è margine per rimediare ma sappi che si restringe inesorabilmente ogni giorno che passa.
Le regole cambiano se hai un .it, .com o .eu
Le fasi che ho appena descritto non sono uguali per tutte le estensioni di dominio, infatti cambiano durate e soprattutto costi con una differenza concreta tra loro.
Se hai un dominio .it il percorso è più semplice e più economico di quanto racconti la maggior parte degli articoli in giro. Non esistono tre fasi separate come per i domini internazionali e c’è un unico stato, chiamato Pendingdelete o Redemptionperiod, che dura circa 30 giorni dalla scadenza. In quella finestra puoi ancora recuperarlo pagando una tassa di recupero che si aggira intorno ai 6 euro. Dopo quei 30 giorni il dominio torna libero.
Con un dominio .com, .net o .org il percorso segue le tre fasi che ti ho descritto sopra per un totale che può arrivare fino a 60 o 80 giorni ma la tassa di recupero è molto più alta, di solito intorno ai 100 euro.
Se hai un dominio .eu la fase si chiama quarantena, dura circa 40 giorni e la tassa di recupero è intorno ai 40 euro.
Quindi se il tuo dominio è .it, la buona notizia è che hai una finestra più stretta ma un costo di recupero quasi simbolico. Se invece hai un dominio internazionale hai più tempo a disposizione ma ti costa di più tornarne in possesso.
Perché al posto del sito compaiono siti di gambling
E qui cominciamo con le dolenti note perché la cosa si fa un po’ inquietante con tre scenari possibili e tre minacce diverse da affrontare.
1. Appena un dominio scade molti registrar lo parcheggiano automaticamente su una loro pagina pubblicitaria che mostra annunci a rotazione. Spesso quegli annunci sono proprio di scommesse o casinò online. Non è un caso perché purtroppo sono tra i settori che pagano di più per ogni click nei circuiti pubblicitari di terze parti e quindi finiscono lì con frequenza.
2. Esistono servizi specializzati nel monitorare milioni di domini in scadenza pronti a catturarli nel momento esatto in cui tornano disponibili. Lo fanno perché quei domini portano ancora traffico residuo con persone che digitano l’indirizzo a memoria, vecchi backlink e posizionamento organico che non svanisce da un giorno all’altro. Chi cattura questi domini spesso li riempie di contenuti con affiliazione e siti di gambling perché sono un mercato che paga bene anche per traffico riciclato di bassa qualità.
3. L’ultimo scenario ha uno scopo completamente diverso. Non guadagnare dal traffico del dominio ma rivenderlo direttamente al proprietario. Si chiama domain squatting, o cybersquatting, e chi lo pratica registra domini scaduti (a volte anche marchi noti con varianti o refusi) proprio nella speranza che il vecchio proprietario si accorga di averlo perso e sia disposto a ricomprarlo ad un prezzo molto più alto di quello che avrebbe pagato per un semplice rinnovo. Ovviamente in attesa di trovare un acquirente molti di questi domini vengono comunque parcheggiati con pubblicità monetizzata di siti gambling proprio come nel primo scenario.
In tutti questi casi vedi lo stesso identico risultato con un sito di gambling al posto del tuo. Dietro però può esserci un registrar che parcheggia automaticamente, uno speculatore che aspetta di rivenderti il nome o qualcuno che vuole solo il tuo traffico. Non è immediato capire cosa sia successo anche se il primo scenario resta solitamente il più probabile, seguito dal secondo più passa il tempo. L’occupazione abusiva del dominio vera e propria, quello con l’offerta di riacquisto, di solito arriva più avanti e lo capisci facilmente perché prima o poi ricevi un contatto, diretto o tramite il sito stesso, con una richiesta economica per riavere il dominio.
Il vero rischio SEO è il tempo che perdi
Il 5 marzo 2024 Google ha introdotto ufficialmente una policy chiamata expired domain abuse, insieme al core update di quel mese. In pratica quando un dominio scaduto viene comprato e riempito con contenuti completamente diversi da quelli originali, allo scopo di sfruttarne l’autorevolezza accumulata nel tempo, Google lo considera spam vero e proprio con conseguenze che possono arrivare fino alla rimozione del sito dai risultati di ricerca.
Ma c’è un dettaglio importante, e lo dice Google stesso nel suo annuncio ufficiale. Questa pratica non è qualcosa che succede per caso ma un comportamento intenzionale fatto da chi compra apposta domini vecchi per sfruttarne il passato senza nessuna intenzione che i visitatori arrivino lì se non attraverso i motori di ricerca. Una cosa che trovo abbastanza rassicurante perché quindi se recuperi il tuo dominio in tempi brevi e continui a pubblicare gli stessi contenuti di sempre, con la stessa coerenza editoriale di prima, non c’è nessuna intenzione manipolativa da penalizzare. Il rischio vero cresce solo se nel frattempo qualcuno ha costruito link spam verso il dominio o ci ha indicizzato pagine spazzatura. Il vero nemico non è il fatto che per due settimane sia comparso un sito gambling ma il tempo che lasci passare prima di reagire.
Cosa penso davvero? Francamente per quanto mi fidi e stimi Google non consiglierei mai di salvare un dominio in cui sono apparsi siti di gambling per più di una settimana. Ci sono comunque stati, hanno lasciato traccia e non sono mai una buona presenza a livello SEO.
Cosa succede alla posta elettronica quando un dominio scade
Conseguenza che quasi nessuno considera finché non gli succede ed è più urgente della perdita del sito in sé. Se hai un indirizzo email collegato al tuo dominio, tipo “info@nomesito.it“, quando il dominio scade smette di funzionare anche quello. Niente email in entrata e niente email in uscita. Per chi gestisce un business significa perdere per giorni o settimane la comunicazione con clienti, collaboratori e fornitori senza nemmeno saperlo perché le email che ti scrivono non arrivano da nessuna parte. Se lavori con un dominio aziendale questo aspetto pesa quanto, se non più, della perdita temporanea del sito.
Cosa fare se hai lasciato scadere il dominio
Se ti trovi in questa situazione ecco cosa farei io:
- Controlla lo stato reale del dominio con un whois lookup. Per esempio su Register o Whoo.is. Ti dice esattamente in che fase si trova e chi risulta come registrante al momento.
- Contatta subito il tuo registrar dove hai comprato il dominio originariamente. Chiedi se è ancora recuperabile e a quale costo. Prima agisci, meno paghi, quasi sempre.
- Se il dominio è già stato registrato da qualcun altro controlla su Wayback Machine cosa è stato pubblicato durante l’assenza. Ti serve per capire la gravità reale della situazione prima ancora di decidere cosa fare.
- Infine, una volta recuperato l’accesso, dai un’occhiata alla Google Search Console per vedere se sono comparse azioni manuali e fai un controllo veloce del profilo backlink per escludere link spam comparsi nel frattempo.
Quando invece conviene ripartire da zero
Recuperare il vecchio dominio non è sempre la scelta giusta. Se il dominio era già debole in partenza con poco traffico organico e pochi link di qualità a volte conviene semplicemente lasciarlo andare. Meglio ripartire con un nuovo dominio, pulito e senza nessuna storia da spiegare a Google. D’altro canto se invece il dominio aveva anni di lavoro alle spalle, contenuti indicizzati e backlink guadagnati con fatica, allora vale quasi sempre la pena combattere per riprenderselo.
Prima di chiudere però la cosa più utile che posso dirti non è cosa fare dopo quanto più come evitare che ti succeda del tutto. Quattro cose concrete che richiedono cinque minuti e ti risparmiano giorni di ansia in futuro:
- Attiva il rinnovo automatico sul tuo pannello di gestione dominio con una carta che sai per certo essere valida e non in scadenza a breve. È il modo più semplice per togliersi il problema dalla testa.
- Controlla sempre l’indirizzo email associato al tuo account del registrar. Gli avvisi di scadenza arrivano lì e se non li vedi è come se non fossero mai stati inviati.
- Segnati la data di scadenza del dominio da qualche parte. Un calendario, un promemoria sul telefono, quello che funziona per te. Non fidarti solo delle email automatiche perché a volte possono finire nello spam o semplicemente le salti.
- Se gestisci più domini fai un controllo periodico, magari ogni tre mesi, di tutte le date di scadenza in un unico posto. Un semplice foglio di calcolo basta, non serve altro.
Conclusione
Quando gestisci un sito che porta traffico, genera contatti e rappresenta il tuo lavoro, la scadenza del dominio non può essere una cosa che ti dimentichi per strada. Vale la pena impostare un promemoria, attivare il rinnovo automatico, o semplicemente segnarla da qualche parte dove la vedi per davvero. Spero di esserti stata utile per capire cosa succede quando un dominio scade e per qualsiasi altra domanda scrivimi, sarà un piacere poterti aiutare.
Domande frequenti su cosa succede quando un dominio scade
Dipende dall’estensione. Per un .it circa 30 giorni dalla scadenza, per un .com, .net o .org fino a 60-80 giorni contando tutte le fasi e per un .eu circa 40 giorni.
Sì, ma non subito. Finché sei dentro la finestra di recupero della tua estensione puoi ancora riprendertelo pagando una tassa che varia da pochi euro a diverse decine a seconda del tipo di dominio.
Non automaticamente. La policy di Google sull’expired domain abuse punisce chi acquista domini vecchi apposta per sfruttarli con contenuti manipolativi. Se recuperi il tuo dominio e continui a pubblicare con la stessa coerenza di sempre non c’è intento da penalizzare. Il rischio reale riguarda eventuali link spam o pagine indicizzate durante l’assenza, non il fatto in sé che il dominio sia stato temporaneamente fuori dal tuo controllo.
Sì, se la tua email è collegata al dominio (tipo info@nomesito.it) smette di funzionare insieme al sito, sia in entrata che in uscita.
Nella maggior parte dei casi sì anche se è eticamente discutibile. Si chiama domain squatting e chi lo pratica registra domini scaduti proprio per rivenderli ai proprietari con un prezzo gonfiato. Se il dominio corrisponde a un marchio registrato esistono strumenti legali, come la procedura UDRP, per contestare la registrazione ma se è un dominio generico senza tutela di marchio spesso l’unica strada è negoziare il riacquisto o lasciarlo perdere.

