Chi mi segue oltre il blog sa che al momento vivo a Foligno e durante il periodo della Quintana ne parlo parecchio sui social. Probabilmente se sei qui a leggere questo articolo è anche perché la curiosità ha vinto dopo che ti ho spammato di tutto nelle story e ti ho fatto venire voglia di saperne di più. Ebbene, oggi ti spiego cos’è questo evento che mi ha preso così tanto, ti racconto della gara, dei rioni, delle taverne, del corteo storico con i costumi della Quintana di Foligno e se decidi di venire a vederla ti do qualche consiglio per godertela al meglio.
Cos’è la Quintana di Foligno
La Quintana è un torneo cavalleresco in costume che si corre a Foligno due volte l’anno da ottant’anni, la sfida a giugno e la rivincita a settembre. Dieci cavalieri, uno per rione. I rioni sono Ammanniti, Badia, Cassero, Contrastanga, Croce Bianca, Giotti, La Mora, Morlupo, Pugilli e Spada.
Il mio è La Mora semplicemente affidandomi al caso, o al destino, chiamalo come preferisci, perché la prima volta che ho messo piede a Foligno ero nel rione La Mora, le prime persone che ho conosciuto erano de La Mora e successivamente la casa che ho trovato dove vivo adesso è sempre nel rione La Mora. Direi che i segnali sono stati piuttosto chiari.
La gara della giostra: dove i centimetri contano più di tutto

La prima volta che l’ho vista ammetto di non averci capito quasi niente e voglio risparmiarti la mia faccia confusa spiegandoti come funziona.
Il cavaliere di ogni rione corre al Campo de li Giochi su un tracciato a forma di otto. Al galoppo deve infilare con la lancia degli anelli appesi al braccio di una statua di legno che raffigura il Dio Marte. La statua è di noce, scolpita entro la metà del Seicento e oggi si può vedere al Museo Multimediale dei Tornei di Palazzo Trinci. Gira su se stessa e a ogni tornata (sono 3 in totale) l’anello si restringe da 8 centimetri a 6 e poi a 5.
Spiegato in poche parole, vai veloce su un cavallo, tieni una lancia e devi centrare un buco che diventa sempre più piccolo. Il tempo conta, gli errori pesano e le penalità possono rovinare una corsa che sembrava perfetta. Devi posizionarti tra i migliori ad ogni tornata o sei eliminato.
La prima volta pensi sia solo folklore ma poi capisci che è precisione pura, questione di centimetri e di nervi. Si decide tutto in pochi minuti e in quei minuti tutta la piazza smette davvero di respirare.
Il cavallo che ha detto no
C’è una cosa a cui ho assistito dagli spalti durante la gara di giugno 2026 e che non mi è più uscita dalla testa. All’ingresso del suo turno il cavallo del Rione Spada ha iniziato a sgroppare e non voleva correre dicendolo nell’unico modo che aveva. Il fantino Massimo Suadoni poteva forzarlo un pochino, insistere e provare a domare quel rifiuto per non perdere la gara ma non l’ha fatto. Ha capito il suo cavallo e ha abbandonato prima ancora di partire. Mi sono commossa perché in una competizione dove ci si gioca tutto in pochi secondi quel cavaliere ha scelto l’animale invece del risultato. Ha ascoltato un no e l’ha rispettato.
Tralasciando il fatto che ho avuto 5 cavalli quando ero adolescente e ho praticato equitazione per più di 10 anni, quindi sono molto sensibile sulle vicende equestri perché mi toccano nel profondo, per me è stato il momento più emotivo e toccante di tutta la serata. Più degli anelli centrati e più dei tempi record. E’ stato un gesto di rispetto vero di chi non vede il cavallo come uno strumento ma come un compagno. La Quintana è agonismo, certo, ma quel giorno mi ha insegnato che la cura conta più della vittoria e questa cosa me la sono portata a casa come un grande insegnamento ed esempio di vita.
Il corteo storico

La sera prima della gara della giostra c’è il corteo storico in cui sfilano i famosi costumi della Quintana di Foligno. Centinaia di figuranti, in alcune edizioni anche più di ottocento, in abiti del Seicento. Non costumi da noleggio ma abiti ricostruiti minuziosamente su ricerca storica. Ogni rione porta il suo gruppo nobiliare con la Dama di Giostra al centro e tutto il seguito che le gira intorno.
Personalmente osservo sempre ammaliata ogni tessuto, le strutture rigide, le maniche, gli scolli e i ricami fatti per durare. Mentre passano lenti per le vie del centro hai il tempo di guardarli davvero perché quando c’è la gara dagli spalti certi dettagli non li noti e puoi non percepire il grande lavoro che in realtà c’è dietro.
È una sfilata storica a cielo aperto e per chi come me scrive di moda e stile è materiale prezioso che non trovi da nessun’altra parte. Mi piacerebbe sfilare? Ovviamente si, sarebbe davvero bellissimo e mi onorerebbe un sacco poter indossare abiti con una storia artistica e tradizionale di questo calibro. Lo aggiungo ai miei nuovi sogni.
Chi cuce i costumi della Quintana di Foligno
Questa è la parte che quasi nessuno racconta e che a me invece interessa tantissimo perché dietro ogni abito che sfila c’è uno studio vero. I modelli si basano sui dipinti dell’epoca con riferimento ad un arco che va dal 1580 al 1613 e guardano soprattutto alla moda spagnola arrivata in territorio pontificio. Velluto, seta, broccato, ricami e merletti fatti a mano su colli e maniche.
A Foligno lavora da più di trent’anni la Sartoria Menghini, guidata da Stefania Menghini, riconosciuta Maestra d’Arte per le sue creazioni dedicate alle rievocazioni storiche. Nel 2022 il costumista Massimo Cantini Parrini, che ha lavorato al fianco di Piero Tosi e di Gabriella Pescucci, ha firmato l’abito della Dama del rione Badia realizzato dalla sartoria di Daniele Gelsi di Gualdo Tadino.
Ecco perché continuo a definirla una sfilata di alta sartoria che si muove per strada invece che su una passerella. Non è un’esagerazione, è quello che succede davvero.
Il museo del rione Giotti e gli abiti che diventano archivio
Un altro dettaglio che mi ha conquistata anche se me lo ha regalato un rione che non è il mio è il rione Giotti che ha un museo permanente, il Museo Rionale Societas Juctorum, con tre sale dedicate. Dentro sono esposti quindici abiti in cui i primi tre risalgono agli anni Settanta e sono stati donati dalla famiglia Candellori. Ci sono anche abiti da tamburino e da cavaliere legati a vittorie storiche del rione.
Questo per me vale tutto l’articolo. I costumi della Quintana di Foligno non sono fermi nel tempo. Si aggiornano, correggono e seguono la ricerca storica che va avanti. È un guardaroba vivo e i cambiamenti li decide la filologia, non una stagione di tendenze.
Le taverne: dove il rione diventa casa
C’è un pezzo della Quintana che non è in pista, non è in corteo ed è una parte importante di quello che tiene tutto insieme. Ogni rione ha la sua taverna che apre nelle due settimane prima della gara. Sono ricavate in cantine e palazzi seicenteschi del centro, alcune bellissime da sole, come quella del rione Giotti che occupa il cortile a cielo aperto di un’antica osteria e ha il museo al piano di sopra. In tutte si mangia cucina umbra, si beve vino del territorio e a servire ai tavoli ci sono i rionali stessi, volontari e ovviamente in costume. E anche qui torna il mio discorso sull’abito che comunica un ruolo visto che chi porta i piatti al tavolo veste una parte.
C’è poi il Gareggiare dei Convivi, la sfida gastronomica tra rioni che non è una semplice gara di cucina ma una ricostruzione storica vera e propria con ricerca sui piatti, sull’allestimento della sala e sulla musica dal vivo con strumenti d’epoca. Chi cura questi banchetti fa lo stesso lavoro filologico di chi disegna i costumi della Quintana di Foligno solo che il risultato lo assaggi invece di guardarlo.
Se vuoi capire davvero la Quintana prima ancora della gara siediti in una taverna la sera del corteo. Vedi passare i costumi dal tavolo e nel frattempo capisci perché questa festa è delle persone prima che dei cavalieri.
Perché ne scrivo su un blog di moda
Una rievocazione storica è un esercizio di costruzione del personaggio attraverso l’abito. Ogni cavaliere ha un nome di gara, una specie di alter ego che lo identifica in pista. L’abito dice chi sei prima ancora che tu apra bocca. È quello che fa il vestito ogni giorno, si, anche il tuo. Comunica un ruolo. Durante la Quintana questo lavoro è esplicito, studiato e documentato. Per chi scrive di moda è una lezione su come funziona l’abito quando ha davvero un compito da svolgere.
Cosa sapere prima di partecipare all’evento della Quintana di Foligno
Il corteo storico si può vedere gratuitamente lungo il percorso nel centro storico, di solito parte intorno alle 21:30 dalla piazza principale, Piazza della Repubblica, e attraversa tutte le vie del centro per circa un’ora.
Per la gara della Giostra al Campo de li Giochi invece serve un biglietto d’ingresso (da 33 euro a 55 euro a seconda della tribuna che scegli) che puoi acquistare dalla biglietteria online sul sito ufficiale della Quintana o recandoti al Quintana Point in Corso Cavour 29.
Nelle settimane precedenti aprono le dieci taverne rionali che sono un ottimo modo per assaggiare la cucina locale e cominciare ad immedesimarti in questo periodo di grande festa in città prima ancora che inizi lo spettacolo.
Prima di partire controlla sempre date, orari e percorso aggiornati sul sito ufficiale perché cambiano di anno in anno.
Il mio consiglio personale? Vai a mangiare almeno in una taverna, guarda il corteo storico la sera prima e resta per la gara il giorno dopo, esattamente in quest’ordine. E se vedi qualcuno tifare La Mora con troppa enfasi, beh, salutami.
Domande frequenti sulla Quintana di Foligno
Due volte l’anno, la sfida a giugno e la rivincita a settembre. Le date esatte variano ogni anno quindi meglio controllarle sul sito ufficiale prima di organizzare il viaggio.
Sono le dieci zone storiche in cui è divisa Foligno. Ognuna con un proprio cavaliere, un proprio colore e una propria taverna. Si chiamano Ammanniti, Badia, Cassero, Contrastanga, Croce Bianca, Giotti, La Mora, Morlupo, Pugilli e Spada.
Lungo le vie del centro storico di Foligno la sera prima della gara. L’ingresso è gratuito e alcune zone hanno tribune dedicate.
Sì, per assistere alla giostra al Campo de li Giochi serve un biglietto d’ingresso acquistabile online sul sito ufficiale.

