Te lo dico subito così ci capiamo al volo, Yoast SEO non è una bacchetta magica. Nessun plugin al mondo ti porta in prima pagina se quello che scrivi non interessa a nessuno. Però, si c’è un però, è uno strumento che configurato bene una volta lavora per te nel silenzio del backend mentre tu fai cose più utili, tipo scrivere. Il problema è che la maggior parte delle guide su come configurare Yoast SEO gratis che trovi online ti dice “vai qui, clicca lì, salva” senza spiegarti perché. Così succede che lo installi, premi bottoni a caso, vedi un pallino verde da qualche parte e ti convinci che sia tutto a posto. Ecco, di solito non lo è. Quindi facciamolo bene. In questo articolo ti accompagno dall’installazione fino al punto in cui Yoast inizia davvero a lavorare per il tuo sito. Versione gratuita, niente upsell e niente Premium da comprare. Parola di Snobber.
Prima di installare qualunque cosa

yoastseo.com
Sembra una banalità ma non lo è, Yoast funziona bene solo se il tuo sito è già messo decentemente. Se hai gli URL pieni di numeri tipo “/?p=124”, se non hai mai pensato a una struttura delle categorie o se il tema che hai scelto pesa una tonnellata Yoast può fare poco. È un copilota, non un meccanico. Quindi prima di tutto controlla due cose dentro WordPress:
1. Impostazioni → Permalink deve essere selezionato su “Nome articolo”. Quelle URL belle pulite tipo tuosito.com/come-vestirsi-in-autunno/ sono il minimo sindacale. Se hai un sito vecchio e cambi i permalink adesso fai attenzione perché ti servirà gestire i redirect altrimenti perdi tutto il traffico esistente. Nel dubbio lascia stare e parlane con chi conosce il tuo sito.
2. Impostazioni → Lettura e assicurati che la voce “Scoraggia i motori di ricerca dall’effettuare l’indicizzazione di questo sito” sia disattivata. Te lo dico perché è il classico errore che fa perdere il sonno a chi non capisce perché il sito non appare su Google da settimane. Solitamente viene spuntato di default sui siti in costruzione e poi nessuno se lo ricorda più.
Ce l’hai già un altro plugin SEO?
Caso frequente che devo affrontare se hai già Rank Math, All in One SEO o SEOPress installato e vorresti passare a Yoast. Non disattivare il vecchio plugin prima di aver importato le impostazioni perché perderesti tutti i meta title, le meta description e ricostruire quel lavoro a mano su un blog con dieci anni di storia sarebbe un incubo.
Il flusso giusto è installare Yoast, lasciare attivo anche il vecchio plugin e poi andare su Yoast SEO → Strumenti → Importa ed Esporta e da lì scegli il plugin di provenienza. Yoast importa automaticamente tutto quello che riesce a leggere. Solo dopo aver verificato che la migrazione è andata bene disattivi e disinstalli il plugin vecchio. Mai prima.
Se Yoast è il tuo primo plugin SEO in assoluto salta pure questo paragrafo. Fatto? Bene, andiamo.
Come installare il plugin Yoast SEO in tre minuti
Dal pannello WordPress vai su Plugin → Aggiungi plugin, scrivi “Yoast SEO” nella barra di ricerca (oppure vai sul sito ufficiale del plugin) e installa quello fatto da Team Yoast. Clicca Installa ora, poi Attiva.
A questo punto nel menu di sinistra di WordPress ti compare una nuova voce chiamata, appunto, Yoast SEO. È lì che vivrai per i prossimi dieci minuti.
La configurazione iniziale di Yoast SEO: dove la maggior parte delle persone sbaglia

Appena attivi il plugin Yoast ti propone di lanciare la Configurazione iniziale. Non saltarla. Lo so, la tentazione di chiudere tutto ed iniziare a smanettare è forte ma questa procedura serve a Yoast per capire chi sei e che tipo di sito gestisci. Senza queste informazioni il plugin lavora alla cieca.
Cliccaci sopra e vedrai che ti porta in un percorso a tappe. Te le racconto una per una.
Tappa 1: ottimizzazione dei dati SEO
È un passaggio tecnico in cui Yoast indicizza i tuoi contenuti esistenti per costruirsi una mappa interna del sito. Se hai un blog con anni di storia ci mette qualche minuto. Lascialo fare e non chiudere la scheda del browser nel mezzo anche se sembra bloccato.
Tappa 2: rappresentazione del sito, il punto cruciale
Qui ti chiede se il tuo sito rappresenta una Organizzazione (brand) o una Persona.
Questa scelta non è una formalità ma determina quale tipo di dati strutturati Yoast inserisce nel codice del tuo sito e di conseguenza come Google potrebbe rappresentarti nel suo Knowledge Graph (quel pannello di informazioni che a volte compare a destra dei risultati di ricerca).
Per un brand editoriale con un’identità riconoscibile (logo, palette e nome distintivo) la scelta più sensata è Organizzazione anche se dietro c’è una persona sola che scrive perché il sito non è il tuo profilo personale ma una pubblicazione con un nome suo.
Inserisci:
- Nome dell’organizzazione: il nome del brand scritto come vuoi che appaia esattamente.
- Logo: caricane uno quadrato di almeno 112×112 pixel in formato PNG con sfondo trasparente o coerente con la palette del brand. Google ha bisogno di questo per i rich snippet.
Se invece il tuo è un blog personale dove la persona è il prodotto, tipo “Luna Camisa SEO copywriter”, allora scegli Persona e poi seleziona l’utente WordPress giusto. Tieni presente che per il 90% dei progetti editoriali Organizzazione è la scelta che ha più senso.
Tappa 3: Profili social
Qui aggiungi gli URL dei tuoi profili Instagram, Facebook, TikTok, LinkedIn, X, Pinterest, YouTube, insomma tutti quelli che hai e che usi davvero. Saltali se non li gestisci attivamente perché meglio averne tre vivi che sette morti facendo sospettare Google di un brand abbandonato.
A cosa serve? A dire ai motori di ricerca che quei profili appartengono al tuo sito. È un piccolo segnale di autorevolezza e coerenza identitaria. Per chi lavora di reach conta.
Tappa 4: preferenze personali
Ti chiede l’email per la newsletter di Yoast e se possono raccogliere informazioni anonime sul tuo sito web per migliorare il plugin. Iscriviti o no, è uguale per la SEO. Salva.
Tappa 5: termina la configurazione
Hai finito la configurazione iniziale.
Le impostazioni per configurare Yoast SEO gratis che la maggior parte delle persone ignora

Adesso inizia la parte che in pochi ti raccontano volentieri. La configurazione iniziale ha messo le fondamenta ma ci sono parecchie sezioni dentro Yoast SEO → Impostazioni che vale la pena rivedere a mano.
Funzionalità del sito
La prima voce nella sezione Generale. Da qui puoi attivare o disattivare singole funzioni. I default vanno bene per quasi tutti ma c’è una cosa importantissima che merita la tua attenzione:
Sitemaps XML (seconda voce della sezione SEO tecnica): deve essere su ON. È la mappa del sito che dai a Google. Una volta attiva vai su tuosito.com/sitemap_index.xml e verifica che si apra. Quell’URL lo userai tra poco.
Connessioni al sito
Quarta voce della sezione Generale. Trovi un campo per inserire il codice di verifica di Google Search Console (e anche Bing, Yandex e Pinterest se ti servono).
Se non hai ancora aperto Search Console fallo. È gratis, ufficiale di Google ed è dove vai a vedere davvero cosa succede al tuo sito nei risultati di ricerca. Yoast da solo non ti dice quali query ti portano traffico, Search Console sì.
Procedi così: apri Search Console, aggiungi la proprietà del tuo sito, scegli il metodo “tag HTML”, copi il codice (solo la parte tra le virgolette di content=””), lo incolli nel campo Google di Yoast e salvi. Torni su Search Console e clicchi Verifica. Fatto.
Poi torni in Yoast → Impostazioni → Caratteristiche del sito → Sitemaps XML, copi l’URL della sitemap che ti dicevo prima e lo incolli su Search Console nella sezione Sitemap. Questo è il momento esatto in cui dici a Google “ti sto consegnando la mappa del mio sito, vienila a leggere”.
Trovi tutto spiegato passo passo nella guida: “Come indicizzare un sito su Google“.
Tipi di contenuto e Aspetto della ricerca
Nella sezione Tipo di contenuto, che trovi dopo Generale, decidi come Yoast genera in automatico i titoli SEO e le meta description quando ne dimentichi una. Sono template con variabili tipo %%title%% %%sep%% %%sitename%%.
Per gli articoli del blog, gli archivi e le pagine un template solido è qualcosa tipo:
%%title%% %%sep%% %%sitename%%
Mi spiego meglio: devono essere formati da titolo dell’articolo, pagina, separatore (di default un trattino e mantieni sempre quello) e nome del sito. Pulito, prevedibile e fa il suo dovere.
Sulla home page invece scrivi a mano un titolo SEO che racconti chi sei in 55-60 caratteri e una meta description sotto i 140 caratteri che faccia venire voglia di cliccare. Non lasciare che Yoast generi questi due a caso perché la home è la tua porta d’ingresso e, parliamo chiaro, deve convertire.
Per quanto riguarda la parte Schema lascia sempre Tipo di pagina → Pagina web (predefinito) e negli Articoli anche Tipo di articolo → Articolo (predefinito).
Quali contenuti mostrare nei risultati di ricerca
Per ogni voce presente in Tipi di contenuto e Categorie e tag Yoast ti chiede quali tipi di contenuto vuoi mostrare nei risultati di ricerca. La regola pratica è semplice:
- Articoli e Pagine: sì, sempre.
- Media (immagini come pagine singole): no, mai. Quelle pagine sono inutili dal punto di vista SEO e diluiscono solo l’autorità del sito. Yoast oggi le disabilita di default ma controlla.
- Categorie e Tag: dipende. Se le tue categorie sono pochi gruppi tematici curati con descrizioni decenti lasciale indicizzabili. Se hai duecento tag generati a caso negli anni disabilitale dall’indicizzazione finché non fai un repulisti.
Avanzate
Ottimizzazione della scansione (terza voce della sezione Avanzate): lasciala stare se non sai dove mettere le mani perché sono opzioni avanzate che disabilitano feed RSS, endpoint REST API e altre cose che potrebbero servire a dei plugin che stai utilizzando senza saperlo.
Breadcrumbs (quarta voce della sezione Avanzate): attivale. Sono quei piccoli percorsi di navigazione tipo Home › Cultura Nerd › Violet Evergarden che vedi sotto il titolo di un articolo in molti siti. Servono ad aiutare il lettore a orientarsi e generano dati strutturati che Google a volte mostra direttamente nei risultati di ricerca al posto di un URL grezzo. Più chiaro, più cliccabile.
Attenzione però perché attivare la funzione in Yoast non basta. Devi anche far comparire le breadcrumbs nel tuo tema. Con Elementor puoi inserire il widget Breadcrumbs di Yoast direttamente in un template del Theme Builder oppure copiare lo shortcode Home » dove vuoi farle apparire. Se non le vedi sul fronte del sito la causa è quasi sempre che sono configurate ma non posizionate.
Cosa NON deve finire su Google
Stessa sezione ma rovesciata. Ci sono pagine che Yoast e WordPress generano automaticamente e che non hanno nessun motivo di apparire nei risultati di ricerca. Pagine di ringraziamento dopo un form di iscrizione, archivi data (“tutti gli articoli di marzo 2019”), pagine di ricerca interna del sito ed eventuali landing temporanee. Per ognuna di queste dentro Yoast vai in Impostazioni → Tipi di contenuto o → Tassonomie e trovi un interruttore che dice “Mostra X nei risultati di ricerca“. Spegnilo per tutto ciò che non vuoi indicizzare. Yoast inserisce il meta tag noindex al posto tuo senza che tu debba toccare il codice.
Per gli archivi data nello specifico spegnili. Non servono a nessuno, dividono l’autorità del sito su pagine duplicate e nessuno cerca su Google “articoli di Fashion Snobber di novembre 2022“.
Archivi autore e altre stranezze
Se il tuo sito ha un unico autore (ossia tu) vai su Avanzate → Archivi autore e disabilita gli archivi autore perché altrimenti generi una pagina duplicata della home solo per te e a Google le pagine duplicate non piacciono affatto.
Al contrario, se in futuro avrai altri autori ospiti allora potrai riattivarli ma assicurati che ognuno abbia una bio ben scritta e indicizzabile.
Il tema o un altro plugin generano già dati strutturati?
Discorso tecnico ma serve farlo perché è il punto in cui Yoast può entrare in conflitto con quello che hai già installato.
Yoast genera in automatico uno schema graph completo in formato JSON-LD. In pratica dice a Google che tipo di sito hai, chi è l’autore di ogni articolo e che tipo di contenuto c’è in ogni pagina. Il problema è che alcuni temi premium (Divi, Avada, certi temi specifici per blog) e plugin che hai installato per altro (review, ricette, FAQ) generano anch’essi degli schema. Il risultato è che ti ritrovi con due dichiarazioni diverse sulla stessa pagina, Google si confonde e i rich snippet a cui puntavi non escono.
Come capire se hai un conflitto? Vai su Google Rich Results Test, incolla l’URL di un tuo articolo e guarda cosa esce. Se vedi più di un’entità “Article” o “WebPage” dichiarata hai un doppione. La soluzione di solito sta dentro le impostazioni del tema o dell’altro plugin (cercare l’opzione “disabilita schema output”) e lascia a Yoast il monopolio. Non il contrario perché lo schema di Yoast è più completo di quasi tutti i temi commerciali.
Se non sai dove guardare e tutto sembra a posto sul Rich Results Test lascia stare. Non rompere quello che funziona.
Il meta box di Yoast SEO: dove farai il lavoro vero ogni volta

Ok, ci siamo, configurazione fatta ma il punto in cui Yoast inizia a sudare davvero è quando scrivi un singolo articolo. Sotto l’editor di WordPress (Gutenberg o Classico) ora trovi il meta box di Yoast che è quel pannello con le tre tab principali SEO, Leggibilità e Schema. Social fa parte della versione Premium.
Faccio veloce perché qui meriterebbe un articolo a parte ma ti do l’essenziale.
Frase chiave: è la parola chiave principale per cui vuoi che quell’articolo si posizioni. Yoast gratis te ne fa inserire una. Scegline una sola, specifica e realistica. “Moda“, ad esempio, come keyword da sola non ha senso perché competi con Vogue. “Come abbinare una camicia azzurra” è invece un’altra storia.
Titolo SEO e Meta descrizione: scrivili sempre a mano. Il titolo SEO sotto i 60 caratteri e la meta description sotto i 140. Sono il tuo cartellone pubblicitario su Google. Yoast ti fa vedere un’anteprima, usala.
Pallino di valutazione: Yoast ti dà un semaforino verde/arancione/rosso. Tienilo presente come guida ma non come legge. Il pallino verde non è il fine, è solo un effetto collaterale di un buon lavoro. Ci sono persone che riempiono l’articolo di keyword forzate solo per fare contento il pallino. Non farlo perché Google se ne accorge prima di Yoast.
Leggibilità: ti suggerisce frasi più corte, paragrafi più brevi e meno forme passive. Considerali consigli da prendere con le pinze perché se la tua voce editoriale è discorsiva e a tratti zigzaga (giustamente) non snaturarla per far contento un algoritmo di leggibilità tarato sull’inglese.
Schema: Se lo hai impostato bene in ogni voce dei Tipi di contenuto nelle impostazioni Yoast non toccarlo almeno tu non stia creando una pagina particolare che necessita di altre specifiche.
Contenuto Crnerstone (contenuto centrale): la funzione free che quasi nessuno usa
Te la racconto perché ha senso per un blog con anni di archivio. Yoast gratis ha una funzione chiamata Contenuto Cornerstone e sono gli articoli che consideri i pilastri del tuo sito, in poche parole quei pezzi lunghi, evergreen e completi su un tema centrale per il tuo brand.
Ad esempio per Fashion Snobber potrebbero essere cose tipo “Storia delle collaborazioni moda-gaming”, “Glossario completo della moda contemporanea”, “Guida completa agli stili di moda”. Articoli che voglio aggiornare nel tempo a cui voglio linkare da molti altri post e che voglio diventino la risposta definitiva del mio blog su quel tema.
Marcare un articolo come Cornerstone si fa dal meta box di Yoast e c’è uno switch dedicato. Cosa cambia? Due cose pratiche. Yoast applica un’analisi SEO più severa su quegli articoli perché si aspetta che siano i tuoi migliori e nei suggerimenti dei collegamenti interni ti spinge a linkare più spesso verso di loro. Insomma, è il modo per dire al plugin “questi sono i pezzi su cui voglio costruire la mia autorità”.
Mi raccomando però, non marcare tutto come Cornerstone sennò perde il senso. Tre, massimo cinque articoli per macro-tema, non di più.
Tre errori comuni che ti voglio risparmiare prima di configurare Yoast SEO gratis
Primo: pensare che Yoast sia uguale a SEO. Non lo è. Yoast è un’infrastruttura tecnica che ti aiuta a esporre meglio il tuo contenuto ma se il contenuto non risponde a nessuna domanda che la gente fa davvero a Google nessun plugin ti salva. La SEO vera è ricerca delle keyword, intento di ricerca e autorevolezza nel tempo.
Secondo: ossessionarsi col pallino verde. Lo dicevo sopra ma vale la pena ripeterlo. Articoli valutati di arancione su Yoast posizionano benissimo se sono utili, originali e ben scritti. Articoli verdi pieni possono sparire nel nulla se sono vuoti.
Terzo: ignorare gli aggiornamenti. Yoast esce con update ogni 2-3 settimane. Aggiornalo. A volte cambia menu, sposta voci e aggiunge funzioni, è normale perché è un plugin vivo. Se trovi una guida (anche questa, tra un anno) che non corrisponde più all’interfaccia fidati dell’interfaccia.
E adesso?
Adesso che sai come configurare Yoast SEO gratis in completa autonomia avrai un sito con una base tecnica seria e questo implica che il plugin genera la sitemap, dichiara correttamente l’identità del tuo brand, gestisce i metadati, parla con Search Console, segnala i tuoi pezzi più importanti e tiene fuori dall’indicizzazione la spazzatura. È molto più di quello che ha la maggior parte dei blog che girano là fuori.
Da qui in poi il lavoro vero lo fa il contenuto. Yoast lavora nell’ombra mentre tu lavori in primo piano e quando qualcuno ti chiederà perché compari su Google per certe query strane e specifiche saprai che parte del merito è di questo piccolo plugin viola che hai configurato in un pomeriggio con calma leggendo questa guida.